Il Grove
(ambientata prima dell’epilogo de Gli inganni di Copper County)
Capitolo 1
Chris
Non ci volle molto per rendermi conto di quanto mi piacesse la cittadina di Little Pippin Hollow, nel Vermont.
Forse (probabilmente) l’adoravo persino.
Non fraintendetemi: non era al livello della nostra casa a Copper County. La fattoria a pannelli bianchi dei Sunday era davvero graziosa e ben tenuta, incastonata tra pascoli punteggiati di mucche e frutteti pieni di varietà antiche di mele che avrebbero fatto uscire di testa Watt Bartlett, ma non era casa, non come lo era la baita del custode, sulla riva boscosa dello scintillante Copper Lake.
E gli abitanti di Hollow erano adorabili – specialmente i Sunday, e soprattutto ora che avevo smesso di sviare ogni attenzione ed ero semplicemente me stesso – e mi piacevano un sacco, ma non erano amici come lo erano Watt, Oliver, Bennett e gli altri residenti di Copper.
Però dovevo ammettere che era piuttosto bello rivedere questa piccola cittadina del Vermont, ora che ero perdutamente innamorato di Reed Sunday.
All’improvviso, il Sunday Orchard non era più solo un bel pezzo di terra, ma i prati dove Reed aveva corso a piedi nudi durante le estati della sua infanzia.
La scuola non era solo l’edificio dove insegnava suo cognato, ma il posto dove l’uomo che amavo aveva imparato a fare addizioni e sottrazioni.
Van non era più solo il vecchio compagno d’armi di mio zio, che aveva accettato di ospitarmi mentre Danny cercava di concludere un accordo di patteggiamento, ma l’uomo che aveva “beccato” Reed e gli altri adolescenti a bere dietro il municipio, esortandoli a trovare un nuovo luogo segreto di ritrovo per ragazzi, che avevano chiamato Grove e dove avevano fatto… beh, cose da adolescenti, come gioco d’azzardo, scorribande, amplessi e duelli d’onore. O almeno era quello che immaginavo.
E sapere che il Grove esisteva davvero, da qualche parte nei boschi di Hollow, lo rendeva particolarmente affascinante per me, che ero sempre stato timido, ligio alle regole e avverso a qualsiasi avventura. Chiedevo spesso a Reed di raccontarmi delle sue avventure insieme agli altri sportivi muscolosi, e lui mi accontentava… più o meno. Ma siccome mi amava e non voleva farmi pesare il fatto che mi fossi perso certe esperienze, tendeva sempre a sminuire: “Non facevamo niente di che. Ce ne stavamo lì, al buio, a bere birra”, diceva, stringendosi nelle spalle. “Niente gioco d’azzardo, né duelli. Certo, lì ho ricevuto il mio primo pompino, ma avevo sedici anni, Chris. È durato tipo quattro minuti. E non tutti erano sportivi muscolosi, tesoro. Credo tu stia guardando troppi porno”.
Non era affatto vero. O almeno, non del tutto. Sì, guardavo parecchi video porno, soprattutto con Reed, per compensare il fatto che prima di mettermi con lui non ne avevo mai visti. Ma il Grove non mi incuriosiva solo perché adoravo fantasticare sul mio ragazzo in qualche scenario sexy da spogliatoio. Mi affascinava perché l’aveva vissuto. Aveva creato ricordi. E perché volevo conoscere ogni storia che aveva contribuito a formare la persona straordinaria che era, raccogliere ogni briciola di informazione su di lui e custodirla nella mia memoria.
Insomma, Hollow era diventata affascinante perché Reed lo era.
Ecco perché, quando quella mattina, a colazione, Webb mi aveva chiesto se volessi trascorrere il secondo giorno della nostra vacanza settembrina in Vermont aiutandolo al negozio del frutteto di famiglia, mentre Reed prendeva una chiamata da clienti impazienti, avevo risposto di sì… ancora prima che mi promettesse storie su come l’uomo che amavo avesse mangiato così tanta colla da bambino da costringere la maestra a mettere sotto chiave i materiali per i lavoretti scolastici.
Andiamo, come potevo dire di no?
Ma dopo una lunga giornata passata a sistemare tavoli da esposizione, battere scontrini durante l’assalto di una mandria di turisti amanti del foliage e trasportare cassette di mele dal frutteto al negozio, avevo freddo, ero piuttosto stanco… e mi mancava tantissimo il mio ragazzo.
Peccato che nessuno della famiglia Sunday sembrasse sapere dove accidenti si fosse cacciato – cosa che, francamente, trovavo alquanto irritante.
«Credo abbia detto che avrebbe fatto un salto da Gage e Knox, alla Pumpkin House» mi aveva informato lo zio Drew quando Reed non aveva risposto ai messaggi. «Il segnale laggiù fa un po’ pena. Ehi, perché non gli porti queste crostatine di mele appena sfornate? Ah, e dopo possiamo parlare di un tagliere a tema per la festa di Halloween, tesoro? Pensavo a delle zucche scavate…»
Ovviamente avevo accettato e preso le crostatine, ma avevo appena imboccato il sentiero che attraversava il frutteto in direzione della Pumpkin House quando mi ero trovato Gage davanti.
«Ehi, Chris! Forte la maglietta. Il verde scuro ti sta d’incanto. Ascolta, ti dispiacerebbe portare questa coperta a Reed?» Poggiò una trapunta in lana scozzese sopra il contenitore con i dolcetti. «L’ha chiesta in prestito a Knox, che ha chiesto a me di dargliela, ma penso che Reed abbia detto di voler vedere il vitellino appena nato di Stella e…» Rabbrividì e si sporse verso di me come per confidarmi un segreto. «Sai, cerco di evitare le mucche quando posso. Sanno che ho capito tutto del loro piano.» Si toccò il naso con fare cospiratorio.
Sbattei le palpebre. «Oh. Ok. Sì, certo. Puoi indicarmi il recinto dei vitelli?»
Ma lì c’era solo Luke, il marito di Webb, che mi porse una bottiglia di sidro che voleva far assaggiare a Reed e mi disse di averlo visto – forse – nell’appartamento sopra il fienile con Porter e il suo ragazzo, anche loro in visita a Hollow.
Dato che ormai stavo facendo un tour involontario della proprietà Sunday, non rimasi troppo sorpreso quando incontrai Hawk, il fratello minore di Reed, ed Emma, la più giovane della famiglia, nel vialetto davanti al fienile.
«Chris! Ehi. Sono passato a portarvi dei panini dalla tavola calda» disse Hawk.
«Oh. Sei molto gentile. Ma, ehm…» Sollevai il carico. «Ho già un bel po’ di roba da mangiare. Sto cercando Reed, e…»
«E stai morendo di freddo» completò Emma, rivolgendomi un sorriso radioso. «Ci credo. La temperatura è scesa parecchio ora che il sole è tramontato.»
«Io… beh, ecco…» Avevo avuto freddo all’inizio della mia ricerca, ma ora, dopo tutta quella strada con le buste di viveri in mano, ero piuttosto accaldato.
Prima che potessi rispondere, però, Emma prese la felpa della Averill Union High che avevo avvolto attorno alla vita, me la infilò sopra la testa, facendo attenzione agli occhiali, e mi aiutò con i sacchetti, così che potessi far passare le braccia all’interno delle maniche. In qualche modo, mi ritrovai ad accettare anche la busta con i panini di Hawk.
«Ecco qua» disse, soddisfatta. «Ti sta benissimo. Sembri una di quelle dolci, timide e adorabili matricole che non trovano l’armadietto.»
«Ehm, grazie… credo.» Personalmente non lo consideravo un complimento, ma lei pareva sincera. «Porter è di sopra?» chiesi con un filo di speranza. «Sto cercando Reed e…»
«Non è con me.» Porter scese le scale di corsa, con il suo ragazzo alle calcagna – un professore universitario di cui, però, non ne aveva affatto l’aspetto, almeno con quei pantaloni attillati. «Reed è andato a casa della madre di Luke per dare un’occhiata ai lavori di ristrutturazione» spiegò. «Prosegui su per la collinetta, tra gli alberi, per circa un chilometro.»
«Ma no, saranno trecento metri al massimo» lo corresse il professore, passandogli un braccio intorno alla vita. «E non dimenticare il biglietto, amore.»
«Ah, giusto!» Porter infilò una mano nella tasca della felpa e ne tirò fuori un foglietto ripiegato, con su scritto il mio nome a grandi lettere tonde. Riconobbi subito la grafia decisa di Reed.
«Un… biglietto?» Aggrottai la fronte. Avevo un cellulare tutto mio, ormai, e di solito, quando Reed doveva dirmi qualcosa, mi mandava un messaggio come una persona normale. Incuriosito, spostai il carico di cibo da una mano all’altra e presi il foglio. «Grazie.»
«Figurati» rispose Porter. E mentre lui e gli altri si allontanavano verso casa, mi gridò dietro: «Ricorda, su per la collinetta. Tra gli alberi.»
«Certo» sospirai. Il sole era già nascosto dietro le cime degli alberi, e ricordai che lì il crepuscolo arrivava in fretta. Era davvero il caso di fare tutta quella strada, per di più con il carico di cibo tra le braccia, pur di trovare Reed, quando avrei potuto semplicemente aspettarlo a casa?
Aprii il biglietto.
VIENI A CERCARMI AL GROVE. E NON DIRLO A NESSUNO.
TI AMO, REED!
Scoppiai a ridere lì, nel parcheggio deserto, perché non era possibile contenere l’amore che provavo per Reed Sunday.
Poi mi avviai su per la collina.
Capitolo 2
Reed
Non c’era voluto molto per capire quanto mi piacesse Chris Winowski (a volte Sunday).
Forse (decisamente) lo amavo persino.
Altrimenti perché mai sarei stato lì, nei boschi in cima alla collina, da quasi mezz’ora, con indosso un paio di pantaloncini sportivi che non mi andavano più da almeno vent’anni e una vecchia maglia da allenamento della mia unica e poco brillante stagione come running back al liceo, che avevo tagliato per mettere in mostra gli addominali?
Avevo tutta l’aria di un tizio uscito dal casting per il ruolo dello “stallone sexy della squadra di football del liceo” in un remake di Scoring on the Rookie… non che qualcuno oltre a Chris Sunday amasse abbastanza l’originale da volerne fare un remake.
Ma siccome io amavo Chris, ero disposto a dargli tutto ciò che desiderava.
Sicurezza.
Una casa.
Comprensione e sostegno.
Il vero amore eterno.
E l’occasione di vivere quella che secondo lui era un’esperienza “normale” per gli adolescenti: radunarsi in un luogo segreto con gli amici per fare scelte discutibili, probabilmente suggerite dagli ormoni impazziti, e bere qualsiasi tipo di alcolico disponibile. In altre parole, un incontro eccitante nei boschi.
Per fortuna, prima che l’ipotermia potesse diventare un problema, lo vidi comparire in cima alla collina, con indosso la felpa della scuola di Emma e le braccia colme dei viveri che avevo chiesto alla mia famiglia di preparare per un “picnic al chiaro di luna”.
Quando mi vide vicino a un albero, poco più indietro del sentiero, gli si illuminarono gli occhi per una felicità istantanea. Esisteva una sensazione migliore al mondo? Io non l’avevo mai provata.
«Ehi!» mi salutò, avvicinandosi.
Mi appoggiai con la schiena al tronco, piegando un ginocchio, e incrociai le braccia sul petto. «Ciao, bello. Hai tutta l’aria di uno che si è perso. Posso aiutarti a trovare il tuo armadietto?»
Chris sgranò gli occhi, e solo allora sembrò notare com’ero vestito.
«Oh. Mio. Dio» mormorò, posando per terra le borse e la coperta. «Quello è… è un cappellino snapback? E ti sei tagliato da solo la maglietta? Oh, Reed.»
«Reed?» aggrottai la fronte. «Devi confondermi con qualcun altro. Io mi chiamo Jack McStallion.»
Si coprì la bocca con entrambe le mani e mi fissò a lungo, prima di ricordarsi che anche lui aveva un ruolo da interpretare.
«Giusto. Scusami, signor…»
«McStallion» suggerii. «Ma puoi chiamarmi solo Stallion.»
«Oh, wow.» Si morse le labbra. «Non posso credere che tu mi abbia notato, Stallion.»
«Un pasticcino come te? Certo che ti ho notato.» Agitai le sopracciglia con fare malizioso. «Ti piace il mio berretto da giocatore di football? È speciale.» Me lo tolsi e glielo mostrai. Fingemmo entrambi che sul davanti non ci fosse scritto “Sunday Orchard”.
Chris annuì con entusiasmo. «Da impazzire.»
Glielo sistemai in testa e gli abbassai la visiera sulla fronte. «Ti sta benissimo» mormorai.
Gli occhi di Chris brillavano nella luce del crepuscolo, e aveva iniziato ad agitare le mani come al suo solito. «D-davvero? Non sono molto esperto in questo genere di cose…»
«Non preoccuparti, tesoro» ringhiai. «Io ne so per entrambi.»
Sbatté rapidamente le palpebre. «Cosa… cosa vorresti da me?»
Gli avvolsi un braccio attorno ai fianchi e inarcai la schiena per esibire gli addominali.
«Beh, vedi… credo sia stato un bel gesto da parte mia lasciarti indossare quel cappello.» Gli sistemai la visiera. «Alcuni potrebbero pensare che stiamo insieme.»
«Cosa? Tu, lo statuario Jack McStallion, e io, un’umile matricola per giunta vergine?» Sbatté le ciglia come un cartone animato, ma la sua espressione era divertita. «Accidenti. Non so cosa dire.»
Sorrisi e gli raddrizzai gli occhiali con il solito gesto, prima di ricordarmi del personaggio. «Credo che potresti, sai… dimostrarmi la tua gratitudine.» Gli feci l’occhiolino.
Il sorriso deliziato di Chris mi fece battere il cuore a mille. «Mi… mi piacerebbe tanto. Così può andare bene?» Mi accarezzò gli addominali nudi, e io rabbrividii.
«Sì, tesoro. Credo sia un ottimo inizio.»
«E… suppongo che potrei anche fare… questo.» Si avvicinò, mi poggiò le mani sulle spalle e si alzò in punta di piedi verso il mio viso. Sapeva di vaniglia calda, un odore che ormai associavo a tutto ciò che c’era di buono e sensuale in questo mondo.
«Mmh» approvai. «E adesso?»
«Beh…» Mi sfiorò le labbra con le sue, tracciandone il contorno con la lingua. «Potrei baciarti» sussurrò. «Se ti va.»
«Sì, mi va» riuscii a mormorare, appena prima di sentire il suo sapore dolce e familiare in bocca. Dovetti aggrapparmi al tronco dell’albero per non perdere l’equilibrio.
«Così… va bene?» domandò Chris, ritornando coi piedi a terra. Sembrava ansimante quanto me.
«Mmh. Baci molto bene per essere una matricola inesperta» risposi con voce roca.
«Davvero?» Si morse il labbro e fece scorrere una mano lungo il davanti dei miei pantaloncini con un’intenzione molto chiara… e una conoscenza approfondita del mio punto debole. Già mezzo duro per tutta quella recita, non potei trattenere un gemito. «Carino da parte tua, Stallion.»
«Sei… ah…» Mi schiarii la voce. Cosa diavolo dovevo fare adesso? «Sei eccitato quanto me, vero?»
«Oh sì» sussurrò, accarezzandomi lentamente l’erezione attraverso il tessuto sottile degli shorts. Quando sfiorò la punta, i miei fianchi si spinsero in avanti come se avessero vita propria. «Ti penso… o meglio, fantastico da mesi su di te. E sono molto eccitato.»
Si allontanò da me per andare a prendere la coperta lasciata accanto al sentiero. Poi la stese a terra, proprio davanti all’albero.
Non mi aspettavo che si arrivasse a tanto e così velocemente, e fui davvero contento di aver avvisato chiunque potesse passare da queste parti di… evitare.
Poi Chris si girò il cappellino all’indietro e si inginocchiò davanti a me. Anche se non era la prima, né la centesima volta che lo vedevo guardarmi in quel modo – con amore, fiducia, desiderio e una punta di ironia in quegli occhi meravigliosi – mi tolse comunque il fiato.
Inspirò a fondo, come se anche lui fosse sopraffatto dal momento, e si sporse in avanti per stamparmi un bacio leggero sul cavallo dei pantaloncini. Poi mi afferrò l’elastico con entrambe le mani, mi guardò, schiuse le labbra e mormorò con voce roca: «A te piace con i denti, vero?»
Lo guardai interdetto. «A me… cosa?»
«Beh, vedi… ho sentito dire in mensa che a Jack McStallion piace un po’ rude. Quindi pensavo, sai…»
Lo fulminai con lo sguardo, uscendo – finalmente – dal personaggio. «Christoforo Winowski a volte Sunday. Non provarci nemmeno.»
Lo sollevai da terra, lo feci girare e lo appoggiai di schiena contro l’albero in meno di un secondo. Poi mi inginocchiai, gli abbassai i jeans e presi la punta della sua erezione, già lucida di nettare, tra le labbra.
Chris si lasciò sfuggire un gemito acuto, e il mio membro pulsò in risposta, come capitava sempre con lui. Divaricò le gambe il più possibile, considerando i pantaloni alle caviglie, per prepararsi all’ondata di piacere che presto l’avrebbe travolto, e mi afferrò i capelli con dita tremanti.
Con una mano gli afferrai i testicoli, stringendoli e tastandoli come se volessi sentirne il peso ormai familiare. Poi mi staccai un attimo per bagnarmi un dito con la saliva.
«Reed» biascicò Chris. «Ti prego, Reed. Oh, cavolo, ti prego.»
Gli passai il dito bagnato lungo l’ingresso e ripresi a succhiarlo con più forza, tenendolo fermo contro l’albero mentre lui si contorceva sotto il mio tocco – probabilmente per la posizione e la mancanza di lubrificante. Ma non rallentai. Continuai a muovermi con la stessa intensità, proprio come piaceva a lui.
Venne pochi secondi dopo, riempiendomi la bocca e mormorando parole d’amore e apprezzamento.
Lo pulii lentamente, con tenerezza, mentre lui cercava di riprendere fiato. Poi gli diedi un ultimo bacio e gli tirai su i jeans. Quando finalmente staccò la testa dal tronco per guardarmi, mi accorsi che aveva gli occhi lucidi.
«Tu. Io. Coperta. Subito» ordinò.
Sorrisi. «Qualcuno sta cominciando a diventare autoritario. Una volta ho sentito dire che non è una qualità attra… oof!»
Senza preavviso, mi ritrovai disteso di schiena sulla coperta, con lo sguardo rivolto al cielo del crepuscolo, mentre Chris ricambiava il favore con entusiasmo. Visto che ero già pronto e lui conosceva ogni centimetro del mio corpo meglio di chiunque altro, durai molto poco.
«Visto?» disse con voce roca, sdraiandosi accanto a me. «Sapevo che quei giorni adolescenziali nei boschi erano molto più divertenti di quanto volessi farmi credere.»
Scoppiai a ridere e mi sollevai su un gomito. La sera stava calando velocemente. Nel giro di pochi minuti avrei dovuto accendere la lanterna da campeggio che mi ero portato dietro, così da poter fare il nostro picnic. Distinguere i contorni del suo viso era difficile nella penombra… ma andava bene così, perché ormai conoscevo ogni suo lineamento a memoria.
«Tesoro, quei giorni erano niente in confronto a tutto questo. Erano giorni di… esperimenti. Giocavamo a fare gli adulti.» Lo baciai con affetto, mentre i nostri sapori si fondevano in uno. «Quello che ho con te è mille volte più appagante, perché ti amo. E perché è reale.»
«Ti amo anch’io, Reed. Tantissimo.» Sospirò, poi sorrise e mi accarezzò il fianco. «Magari, però, potremmo anche fingere… di tanto in tanto.»
Volete leggere altre storie sui fratelli Sunday? Allora non perdetevi Scegli me, il romanzo dedicato a Knox e Gage!
